Costruzioni: rallenta la fiducia delle imprese, cresce l’incertezza
I principali indicatori congiunturali del settore delle costruzioni evidenziano un progressivo rallentamento del clima economico e delle aspettative delle imprese, dopo la lunga fase espansiva sostenuta dagli incentivi edilizi e dalla crescita degli investimenti. Il clima di fiducia delle imprese di costruzioni, che nel corso dell’ultimo anno aveva raggiunto valori superiori a 103 punti, scende progressivamente fino a 99,4, tornando sotto la soglia di equilibrio (100) e segnalando un indebolimento della percezione complessiva del mercato.
Peggiorano anche i giudizi sul portafoglio ordini e sui piani di costruzione, con saldi che passano da valori prossimi a -2 fino a -4,8, mentre le valutazioni sull’attività svolta negli ultimi tre mesi registrano un’inversione di tendenza significativa, passando da livelli positivi (+3,8 e +3,7) a valori negativi (-4,6 e -4,2). Ancora più rilevante appare il deterioramento delle aspettative sugli ordini futuri: il saldo relativo ai prossimi tre mesi passa infatti da +6,1 a -2,9, indicando una crescente prudenza delle imprese rispetto all’evoluzione della domanda nel breve periodo.
Parallelamente, permane una forte tensione sui prezzi praticati dalle imprese. Le aspettative di aumento dei prezzi crescono infatti da valori intorno a +4/+5 fino a +18,5, riflettendo il permanere di pressioni sui costi energetici, sui materiali e sulle lavorazioni. Anche le aspettative occupazionali, pur mantenendosi in territorio positivo, rallentano sensibilmente: il saldo passa da picchi prossimi a +10 fino a +3,7, segnale di una maggiore cautela nelle prospettive di assunzione.
Accanto al rallentamento del clima di fiducia emerge inoltre un elemento particolarmente significativo: la crescente difficoltà delle imprese nel prevedere l’andamento futuro del mercato. Nel maggio 2026 soltanto il 7,2% delle aziende ritiene “facile” prevedere l’evoluzione futura dell’attività, mentre oltre il 70% considera il quadro “abbastanza difficile” o “difficile” da prevedere. In particolare:
- il 40,3% delle imprese giudica il contesto “abbastanza difficile da prevedere”;
- il 30,2% lo considera “difficile da prevedere”.
Il saldo relativo alla prevedibilità dell’andamento degli affari, pur mantenendosi positivo, evidenzia una forte volatilità, passando da 24,6 fino a 32,1, segnale di un contesto operativo percepito come sempre più instabile. A incidere sono diversi fattori: rallentamento del mercato privato, progressiva riduzione dei bonus edilizi, incremento dei costi, difficoltà di programmazione degli investimenti e persistente incertezza economica generale.
Sul fronte del credito emerge invece un atteggiamento di forte prudenza finanziaria. Nel marzo 2026 il 75,7% delle imprese dichiara infatti di non aver richiesto credito bancario. Restano contenute le quote di imprese che segnalano criticità dirette nel rapporto con gli istituti di credito:
- il 2,1% dichiara che il credito richiesto non è stato concesso dalla banca;
- lo 0,5% afferma invece di non aver accettato le condizioni proposte.
Il dato sembra evidenziare non tanto un miglioramento strutturale dell’accesso al credito, quanto piuttosto una minore propensione delle imprese a esporsi finanziariamente in una fase caratterizzata da domanda debole, margini più incerti e maggiore difficoltà nella programmazione economica.
Nel complesso emerge un quadro di raffreddamento progressivo del settore delle costruzioni, particolarmente evidente nel comparto privato, che conferma la necessità di politiche in grado di sostenere continuità degli investimenti, certezza normativa e sostenibilità economica delle imprese. In questo contesto diventano centrali il rafforzamento dei meccanismi di revisione prezzi, l’accelerazione delle opere pubbliche, il sostegno alla rigenerazione urbana e all’edilizia residenziale, nonché strumenti finanziari e di garanzia realmente accessibili alle micro e piccole imprese.
Per approfondimenti: ISTAT – Indagini sulla fiducia delle imprese di costruzioni.
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