Caro Gasolio, CNA-Fita Marche chiede più tempo “Servono tre mesi in più per usare il credito d’imposta”
Riccardo Battisti: “Il termine del 31 dicembre è incompatibile coi tempi tecnici e la struttura fiscale delle piccole imprese marchigiane”.
PESARO – Una proroga di tre mesi – dal 31 dicembre 2026 al 31 marzo 2027 – per consentire alle imprese dell’autotrasporto di utilizzare il credito d’imposta riconosciuto per l’aumento del costo del gasolio. Una misura che riguarda oltre 800 aziende della provincia di Pesaro e Urbino, già in forte difficoltà per il continuo rialzo del carburante. E’ quanto chiedono in coro al Governo CNA-Fita Marche, assieme alle altre associazioni regionali del settore.
Il contributo straordinario, introdotto dal primo “Decreto Carburanti”, copre la maggiore spesa sostenuta dal marzo 2026 rispetto ai prezzi di febbraio. Ma l’attuale scadenza rischia di rendere il beneficio inutilizzabile, soprattutto per le piccole imprese, che hanno una capienza fiscale limitata e devono attendere i tempi tecnici delle verifiche dell’Agenzia delle Dogane e dell’Agenzia delle Entrate.
“Occorre ora garantire che il credito possa essere concretamente utilizzato – dice il responsabile regionale di CNA-Fita Marche, Riccardo Battisti – perché il termine del 31 dicembre rischia di essere incompatibile con la struttura fiscale delle piccole imprese e con i tempi tecnici della procedura”. Un autotrasportatore che percorre 100mila km l’anno con un mezzo da 26 tonnellate consuma circa 13mila litri di gasolio tra marzo e luglio: con un credito stimato in 15 centesimi al litro e un rimborso pari al 70% del maggiore costo, il beneficio arriva a circa 1.400 euro per veicolo.
Il rischio è che il credito diventi utilizzabile solo tra fine ottobre e inizio novembre, lasciando alle imprese poche settimane per compensarlo. Inoltre, l’Imu non è compensabile e l’acconto di novembre potrebbe essere già stato versato o insufficiente ad assorbire l’intero credito.
La proroga al 31 marzo 2027 permetterebbe alle imprese marchigiane di agganciare il credito alla prima grande finestra fiscale dell’anno – saldi e acconti delle imposte sui redditi – garantendo così la piena fruibilità dell’agevolazione. La modifica non amplia la platea dei beneficiari né aumenta il credito: serve solo a evitare che burocrazia e scadenze troppo strette penalizzino ulteriormente un comparto già in sofferenza.