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Buon anniversario all’arte del Pizzaiuolo Napoletano

Si celebra oggi a Napoli l’anniversario del riconoscimento dell’arte del Pizzaiuolo Napoletano nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità – Unesco.

Una celebrazione che ripercorrerà tutte le tappe della candidatura lanciata nel 2014 al Napoli Pizza Village  e che raccolse oltre due milioni di firme di cittadini di più di centoPaesi su cinque  continenti. Una candidatura dietro la quale c’era la visionarietà di Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde e il sostegno in prima fila del sistema  CNA.

Oggi, da quella data, sono aumentate a livello esponenziale le richieste, da ogni parte del mondo, di veri pizzaiuoli di scuola napoletana. Un segnale importante, ma che impone anche attente riflessioni e l’adozione di misure per la salvaguardia della sua integrità affinché venga tramandato un sapere tradizionale e culturale vivente e autentico. Una vera “best practice” quella del “pizzaiuolo napoletano” che si inserisce in un quadro più ampio, quello della “cultura del cibo” legata alla tradizione della cucina italiana che da sempre rende il nostro Paese crocevia di un Grand Tour enogastronomico unico. In effetti, un po’ come la pizza napoletana è per Napoli e per la Campania, la cucina italiana non è solo cibo genuino ma un viaggio nel Belpaese che rispecchia la nostra penisola, i suoi paesaggi, la cultura, le tradizioni, le produzioni regionali e locali. È promozione dei territori e turismo esperienziale, è cultura della qualità e delle tipicità.

“L’Italian sounding è il nemico più grande della nostra enogastronomia.” Ha dichiarato Vincenzo Santo, presidente CNA Campania Nord, in occasione dell’evento “Dall’Arte del Pizzaiuolo Napoletano alla Cucina Italiana: Patrimonio culturale e Made in Italy certificato contro Agropirateria, Italian sounding e Fake food”.

”Il richiamo a prodotti campani – ha continuato Santo – e più in generale italiani sui mercati esteri è ricorrente con vere e proprie ‘trappole commerciali’ costruite ad arte per attirare l’utente-acquirente. La mozzarella è probabilmente quello che vanta il maggior numero di contraffazioni all’estero, fenomeno che è incrementato in maniera esponenziale anche con l’esplosione degli e-commerce. Prodotti marchiati come mozzarella di bufala campana dop negli ultimi anni sono stati sequestrati in Indonesia, in Cina e in Giappone. Accanto all’azione di controllo, ne va fatta una di ‘legittimazione’ delle nostre eccellenze. In questo quadro è preoccupante l’atteggiamento unilaterale di diverse istituzioni nei confronti degli allevatori bufalini impegnati da mesi in una battaglia a difesa del comparto. Come CNA Campania Nord abbiamo assunto una posizione chiara a loro sostegno: non è abbattendo in maniera indistinta i capi bufalini che si risolve il problema dell’eradicazione della brucellosi. Per poter ingaggiare una vera e propria lotta alla pirateria alimentare è necessario innanzitutto dare forza alle nostre eccellenze, evitando disastri come quello attuale con gli allevatori”.

Spirito di festa, ma anche di fattiva collaborazione, tanto è emerso a Napoli in occasione della manifestazione promossa da Fondazione UniVerde, e gli altri partner, realtà che, insieme a CNA, hanno sostenuto la campagna #PizzaUnesco e nuovi compagni di viaggio che intendono supportare la candidatura de “La Cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale” a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità e difendere lo straordinario patrimonio agroalimentare italiano.

L’occasione del sesto anniversario dal riconoscimento Unesco dell’Arte del Pizzaiuolo Napoletano ha rappresentato un motivo in più per rilanciare anche il messaggio #NoFakeFood realizzata da Fondazione UniVerde, Opera2030 e SOS Terra Onlus, in collaborazione con molti content creators, per difendere i prodotti agroalimentari italiani da agropirateria, contraffazioni e Italian sounding. La pizza, il piatto che nelle sue diverse declinazioni e contraffazioni è il più consumato del pianeta e, più in generale, la cucina italiana possono diventare lo strumento di diffusione dell’autenticità degli ingredienti made in Italy. Occorre tuttavia vigilare per rafforzare ancora di più il legame tra la genuinità del nostro cibo e la qualità degli ingredienti che devono essere sempre 100% italiani.

 

 

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